Normativa buoni pasto per dipendenti pubblici e privati: cosa c’è da sapere?

Normativa buoni pasto per dipendenti pubblici e privati: cosa c’è da sapere?

Quello dei buoni pasto è un metodo di pagamento molto utilizzato dalle aziende italiane, che si traduce in uno o più voucher (cartacei o elettronici) rispondenti ad un certo importo, spendibili in ristoranti ma anche bar, agriturismi ed altri esercizi commerciali food (a patto che li accettino, ovviamente), inclusi supermercati e discount.

In particolare, si tratta di un reddito esentasse, perlomeno sotto determinate condizioni:

  • fino a 5,29 euro per singolo buono, per i cartacei;
  • fino a 7 euro, per gli elettronici.

La normativa

Non tutte le aziende, però, sono tenute a corrispondere dei buoni pasto ai propri dipendenti.

L’obbligo sussiste, per tutti senza alcuna discriminazione, soltanto in caso di contratti collettivi relativi a dipendenti pubblici o privati, sia in caso di contratti part-time che full-time, a patto che siano coperte, ovviamente, le fasce orarie dedicate al pasto; inoltre, chi non lavora a tempo pieno deve ritrovarsi nella condizione di essere fisicamente impossibilitato a raggiungere la propria abitazione per la pausa pranzo a causa di forti distanze conclamate, come ha stabilito la Corte di Cassazione con una sentenza del 2014.

La spendibilità, da normativa, vuole che non sia possibile cumulare più di 8 ticket per volta anche se, perlomeno sino ad oggi, non era chiaro chi fosse incaricato di controllare questo tipo di obbligo e, quindi, di sanzionare eventuali scorrettezze. Con il passaggio al digitale sarà più facile anche rispettare questa clausola.

Anche per questo, sembra che, nel prossimo futuro, il voucher elettronico sia destinato a soppiantare definitivamente quello cartaceo: si tratta, in buona sostanza, di una sorta di carta prepagata, con tanto di chip, utilizzabile in tutti i normali POS e offerenti le stesse identiche possibilità di sempre come, appunto, la spesa cumulativa fino ad 8 importi.
Naturalmente, ogni dipendente avrà il suo pacchetto voucher personale: i dati inseriti, sia nel formato cartaceo che in quello elettronico, ne attribuiscono la proprietà e assicurano, quindi, transazioni sicure anche agli esercizi commerciali.

In particolare, devono essere tassativamente indicati:

  • codice fiscale (o ragione sociale) aziendale – della società che emette i buoni;
  • codice fiscale (o ragione sociale) del datore di lavoro;
  • valore del ticket in valuta corrente;
  • scadenza;
  • dicitura “il buono pasto non è cedibile, né cumulabile oltre il limite di otto buoni, né commercializzabile o convertibile in denaro; può essere utilizzato solo se datato e sottoscritto dal titolare”.

Tutti i buoni hanno, poi, un vano per apporre la data di utilizzo, la firma del titolare e il timbro dell’esercente.

Naturalmente, tutti questi dati sono automaticamente inseriti e rilevabili anche nel caso dei voucher elettronici, dove la data d’utilizzo e l’identità dell’esercente vengono comunicate al momento dello striscio sul POS.

Indennità sostitutiva di mensa

La legge prevede anche delle contromisure ritagliate ad hoc per quei casi in cui non è prevista l’erogazione dei buoni pasto, anche se dovuta.

Può accadere, infatti, che in aziende molto piccole manchi una sezione adibita alla mensa (o un servizio equivalente di qualunque tipo), rendendosi evidente anche un’assenza di servizi di ristorazione in zona; contingenze che rendono impossibile la fruizione dei ticket in qualsivoglia maniera. Il datore di lavoro, quindi, è tenuto a corrispondere un’indennità sostitutiva (esentasse) di una cifra giornaliera fino a 5,29 euro.

Il tutto è regolamentato secondo la stessa normativa relativa ai buoni pasto.

Cosa cambia con il Decreto Concretezza?

Il 13 Settembre 2018 il Consiglio dei Ministri ha approvato il cosiddetto Ddl Concretezza proposto dal Ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno.

Il Decreto si propone una destinazione “anti-furbetto”, com’è stata definita dal governo, ponendosi anche l’obiettivo di migliorare l’efficienza delle amministrazioni e di promuovere nuove assunzioni, combattendo, contemporaneamente, assenteisti e fraudolenti del cartellino.

Questa manovra ha riguardato, in parte, anche la normativa relativa ai buoni pasto dei dipendenti pubblici.

In particolare, è prevista la restituzione e sostituzione dei buoni pasto (maturati e non spesi) erogati in base alle convenzioni BP7 e BPE1 stipulate dal Consip (la centrale acquisti della pubblica amministrazione italiana del Ministero dell’Economia e delle Finanze), “con altri buoni pasto di valore nominale corrispondente, acquistati con le modalità previste dalla normativa vigente”.

Una misura di sicurezza che si è ritenuta obbligata dopo il “Caso Qui Ticket” che ha portato alla luce debiti per circa 150 milioni di euro che rendevano impossibile il rimborso agli esercenti, vistisi di conseguenza costretti a non accettare più buoni pasto per diversi mesi.

Authored by: Simona Vitagliano

Uso le parole come fossero numeri e i numeri come fossero parole. Blogger, Copywriter, Editor. Tutor di Matematica e Fisica. Napulegna.

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