Il fiume Sebeto: leggenda o verità?

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di Silvia Semonella

Napoli e la Campania sono ricche di leggende popolari e misteri, di storie di fantasmi e palazzi infestati, così come di luoghi misteriosi. Una leggenda affascinante, forse più di altre, è quella che riguarda il Sebeto, il fiume scomparso.

Storia e leggende

Cominciamo col dire che, a dispetto di quanto si potrebbe pensare, Napoli nacque sulle rive di un fiume. L’entroterra partenopeo, infatti, era bagnato da molti corsi d’acqua dolce: il Bellaria, il Sebeto e il Rubeolo.

Così come le grandi civiltà hanno avuto il loro fiume sacro, come gli Egizi con il Nilo, il dio protettore napoletano era il Sebeto, antagonista mitologico di Vesevo.

Proprio questi due sono i protagonisti di una leggenda greca ambientata all’altezza del Castello del Carmine, un’antica fortezza della città collocata più o meno tra piazza del Carmine, via Marina e corso Garibaldi. In questo luogo i due, giganti più forti dei titani greci, usavano scontrarsi: Vesevo lanciava fuoco e Sebeto rispondeva scagliando macigni dal mare. Dopo le battaglie, i giganti si ritiravano sottoterra e, nei periodi di tregua, sorgevano nuove civiltà proprio dove avevano combattuto.

In realtà, c’è anche un’altra versione del mito: Vesevo, figlio del dio Vulcano, e Sebeto, figlio della sirena Partenope, sarebbero stati due uomini innamorati della stessa donna, la bellissima Leucopetra, stupenda figlia di Nettuno. La ragazza però, dopo numerosi corteggiamenti, non riusciva a decidere tra i due innamorati, continuando a tenerli sulle spine. Un giorno, mentre si trovava sulla spiaggia della Marina, i due si presentarono dinanzi a lei, litigando furiosamente. A quel punto, decisero di fare una gara: chi avesse afferrato per primo la fanciulla, avrebbe avuto anche il suo cuore. La ragazza, spaventata, cominciò a fuggire, chiedendo aiuto a gran voce al padre Nettuno. Questi, quindi, la trasformò nel faraglione più grande e bello di Capri: Leucopetra, infatti, in greco vuol dire “pietra bianca”, richiamando proprio alla struttura dei faraglioni. Per quanto riguarda Vesevo, la rabbia e la vendetta che lo infiammavano lo trasformarono nel Vesuvio; Sebeto, invece, distrutto dal dolore, si recò alle pendici del vulcano e pianse talmente tanto da far nascere un fiume che avrebbe curato e protetto la città.

Ma, tornando alla storia e abbandonando il frangente della leggenda, il Sebeto è esistito davvero? Nel corso degli anni, gli storici hanno provato a tracciare un percorso preciso del fiume, spesso anche facendo molta confusione.

Le ipotesi

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C’è chi diceva che il Sebeto fosse un piccolo corso d’acqua dall’andamento regolare, che scorreva lungo via Pessina e Sant’Anna dei Lombardi, arrivando alla piana di Piazza Municipio, per poi sfociare nel mare dalla zona portuale.

Il problema chiave, però, è stato che, dopo la sua scomparsa nel XIII secolo, al Sebeto fu attribuito il nome di un altro fiume che scorreva sempre ai piedi del Vesuvio: il sopracitato Rubeolo.

La sua identità, quindi, venne completamente perduta.

A chiarire i dubbi sulla reale esistenza del fiume è stato lo storico di Ponticelli, Umberto Scognamiglio, secondo il quale: “Al di là di ogni considerazione, l’unico Sebeto di cui conosciamo l’esistenza è quello che ancora oggi bagna la campagna orientale della città di Napoli. Un Sebeto abbandonato dall’inciviltà degli uomini, dimenticato, deviato, seppellito, mai sottoposto a drenaggio, ridotto a uno scolo di acqua putrida”.

Se oggi il Sebeto è quasi inesistente e dimenticato dai più, però, un tempo era raffigurato addirittura sulle monete arcaiche della città. Non solo: la Napoli antica gli aveva anche dedicato un culto e un’iscrizione di marmo nei pressi di Porta del Mercato, nonchè una fontana monumentale, posta a via Caracciolo nel 1939, detta proprio Fontana del Sebeto.

Insomma, tra divinità, innamorati e fanciulle trasformate in rocce, le notizie reali si confondono con particolari fumosi e leggendari che, in molti punti, rendono la storia poco chiara ma sicuramente molto più affascinante!

 

 

Authored by: Redazione

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