Le navi dei veleni sui nostri mari

ottobre 7th, 2009 by lacapera

nave

Il nostro mare si trasforma sempre di più in una discarica di rifiuti radioattivi? Non è una novità e non è solo il Mediterraneo a essere in pericolo, ma tutti i mari della terra.

Il ritrovamento della nave a largo delle coste calabresi è solo un piccolo spaccato di quel traffico illegale su cui indaga la magistratura, con l’aiuto dalle varie commissioni d’inchiesta, dei dossier di Legambiente, delle denunce del Wwf.

Le aree dove giacciono i relitti dei veleni si stendono ben oltre la Calabria e la costa ionica. Nel mondo le coste dell’Africa orientale, tra cui la Somalia, e quella occidentale come la Sierra Leone, la Guinea e disegnano una mappa criminale su scala intrernazionale, dove il ruolo della criminalità organizzata nella gestione del traffico illecito di rifiuti radioattivi si intreccia al traffico d’armi.
Dalla fine degli anni ’70 sarebbero almeno 30 le navi affondate nel Mediterraneo in circostanze ambigue. Gli inquirenti da tempo sospettano un nutrito traffico di rifiuti pericolosi dal Nord Europa vs la costa del basso Tirreno.

Si chiamano genericamente “navi a perdere” ma i nomi di battesimo dei relitti maggiormente sospettati di affondamenti pilotati sono: Rigel, Jolly Rosso (arenatasi nella spiaggia di Amantea), Yvonne A, Voriais Sparadis, Mikigan, Marylijoan, Aouxum, Monika e Cunsky.

Proprio quest’ultima è oggetto delle cronache di questi giorni e pare ormai certo che il relitto identificato al largo di Cetra­ro (Cs) corrisponda a quello del mercantile “fantasma”. La Cunski, infatti, figura misteriosamente demolita in India, ma secondo le rivelazioni del pentito Francesco Fonti è stato affondato ad arte dalla ‘ndrangheta nel 1993 e dovrebbe contenere nella stiva 120 bidoni di scorie radioattive di origine norvegese.


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